Guida · Capire il coaching
Un percorso di coaching è una serie di conversazioni strutturate, di 45-60 minuti, distribuite ogni due o tre settimane, costruite attorno a un obiettivo definito all'inizio. Il cambiamento non avviene durante la sessione ma fra una e l'altra: le sessioni servono a capire cosa fare, il resto del tempo a farlo.
Prima di iniziare
Serve a due cose: capire se il coaching è lo strumento adatto a ciò che porti, e capire se fra voi due funziona. È di solito gratuito e non impegna. Se il coach si accorge che ti serve un'altra figura, deve dirtelo — è previsto dal codice etico ICF.
Prima sessione
Si trasforma un desiderio generico in qualcosa di verificabile. Senza questo passaggio non c'è modo di dire, più avanti, se il percorso sta servendo — ed è il motivo per cui una buona prima sessione è quasi tutta dedicata a questo.
Le sessioni successive
Ogni incontro dura fra i 45 e i 60 minuti: si stabilisce su cosa lavorare quel giorno, il coach fa domande che ti portano a vedere la situazione diversamente, e si chiude con ciò che farai prima della volta dopo. L'intervallo di due o tre settimane serve proprio a metterlo in pratica.
Alla fine
Il coaching è un percorso a termine: si torna all'obiettivo iniziale e si guarda cosa è cambiato. Non è pensato per durare anni, e un coach che lo prolunga senza una ragione chiara sta lavorando male.
È la parte che sorprende chi si aspetta di ricevere consigli. Il coaching funziona solo se la parte attiva sei tu — ed è meglio saperlo prima di cominciare, non alla terza sessione.
Il coach non sceglie per te, nemmeno quando glielo chiedi. Le decisioni restano tue, e con esse il merito dei risultati.
È lì che il percorso produce i suoi effetti. Chi arriva alla sessione successiva senza aver fatto nulla, di solito non ottiene molto.
Comprese le volte in cui non hai fatto ciò che avevi detto. Il coach non è lì per giudicarti: quello che non dici è però lavoro che non si può fare.
Quello che dici al coach resta fra voi. La riservatezza è uno dei punti fermi del codice etico ICF, che chiede di concordare fin dall'inizio come vengono trattate le informazioni.
Il caso che merita attenzione è il percorso pagato dall'azienda. Lì ci sono tre parti — tu, il coach e chi paga — e prima di iniziare va messo per iscritto cosa viene condiviso: di norma l'azienda riceve informazioni sull'andamento e sul raggiungimento degli obiettivi, non il contenuto delle conversazioni. È una domanda legittima da fare al primo incontro, e la risposta dovrebbe essere già pronta.
Riferimenti: ICF Code of Ethics (riservatezza, accordo con il cliente e obbligo di indirizzare ad altri professionisti quando il tema esce dall'ambito del coaching) e Competenze Chiave ICF. Le durate indicate per i percorsi di personal coaching sono quelle pubblicate da Asterys Lab in Personal Coaching.
Dura in genere fra i 45 e i 60 minuti ed è una conversazione strutturata, non una chiacchierata. Si apre stabilendo su cosa vuoi lavorare quel giorno, prosegue con le domande del coach che ti aiutano a esplorare la situazione e a vederla in modo diverso, e si chiude con ciò che hai deciso di fare prima della volta successiva. Fra una sessione e l'altra il lavoro continua: è lì che avviene gran parte del cambiamento.
Di solito ogni due o tre settimane. L'intervallo non è casuale: serve tempo per mettere in pratica ciò che è emerso e portare alla sessione successiva quello che è successo davvero, non solo intenzioni.
No, e non serve arrivare con le idee chiare — se le avessi, probabilmente non ti servirebbe un coach. Serve invece la disponibilità a metterti in discussione e a fare qualcosa fra una sessione e l'altra: il coaching richiede una parte attiva da parte tua, ed è la differenza principale rispetto a un consulto.
Sì. La riservatezza è uno dei punti fermi del codice etico ICF, che chiede al coach di concordare fin dall'inizio come vengono trattate le informazioni. Quando il percorso è pagato da un'azienda, il coach concorda con te e con l'azienda cosa viene condiviso e cosa no, e lo mette per iscritto prima di cominciare.
Sì, ed è ormai la modalità più diffusa. Le sessioni in videochiamata funzionano come quelle in presenza: quello che conta è la qualità dell'ascolto e della relazione, non la stanza. In presenza restano preferibili alcuni lavori più esperienziali, ma per un percorso individuale l'online non è una versione ridotta.
L'obiettivo si definisce all'inizio proprio per questo: senza un punto di arrivo dichiarato non c'è modo di dire se ti stai avvicinando. Un buon coach ci torna periodicamente e ti chiede di fare il punto. Il segnale più concreto non è sentirsi meglio dopo la sessione, ma accorgersi che fra una sessione e l'altra stai facendo cose che prima rimandavi.
Serve a capire se il coaching è lo strumento giusto per quello che hai in mente, e se fra voi funziona. Se ci accorgiamo che ti serve un'altra figura, te lo diciamo.