Per parlare dell’efficacia del coaching, mi sono ispirato a un interessante articolo (1)) del collega Willem Jan Hofmans e ho definito la mia lista “SACRA”, con le dimensioni dell’efficacia del coaching:

  1. Soddisfazione – quanto il cliente e/o lo sponsor hanno gradito, si sono trovati a loro agio durante tutto il percorso;
  2. Apprendimento – quali modelli, teorie, approcci il cliente ha fatto propri alla fine del percorso;
  3. Comportamento – quanto cambiano effettivamente i comportamenti, ma anche il modo di pensare e la consapevolezza del cliente;
  4. Risultati – in che modo cambiano i risultati, di business, di performance, di vita in generale. Qui normalmente si misura il ROI;
  5. Attinenza – quanto è attinente agli obiettivi definiti per il percorso, quello che il cliente e lo sponsor raggiungono.

Questa lista sembra proprio un bel punto di partenza, l’acronimo SACRA suona pure bene e certo si ricorda facilmente. Non ci resta che misurare in qualche modo le varie dimensioni… ma è proprio quel “in qualche modo” che fa penare gli studiosi di tutto il mondo, perché molte di queste dimensioni passano per la percezione delle parti coinvolte e non è per niente facile creare le condizioni per ridurre variabili e garantire una misurazione scientifica.

 

La virgola

Ti è mai capitato che qualcuno telefonasse proprio nel momento in cui lo stavi pensando, o ti hanno mai raccontato di aver vissuto questa esperienza attribuendole un particolare significato?

In casi come questo, ci si può convincere che esista un nesso causale tra pensiero e telefonata, ma se ci pensiamo bene, è anche facile trovare evidenze del contrario. Basta contare quante volte chiamano persone a cui non pensi, quante volte pensi a qualcuno senza ricevere la sua telefonata o quante volte pensi a qualcuno che ti chiama, senza che poi ci sia un particolare significato. Ma spesso, tendiamo a cercare solo conferme delle nostre convinzioni.

Per questo nel titolo di questo articolo dopo il “Perché” c’è la virgola, per dire: “ma perché, è provata l’efficacia del coaching?”.

Milioni di clienti soddisfatti, fatturato globale multimiliardario, ritorno sugli investimenti (ROI) indicato tra il 221%(2) e il 545%(3), sembrano confermare che il coaching funziona. Così come studi statistici dove il 92,2% dei clienti dichiara che ripeterebbe l’esperienza di coaching e l’82,7% si dichiara “molto soddisfatto” (4). Più difficile però è trovare degli esperimenti controllati che offrano dei dati qualitativi e quantitativi utili a definire l’efficacia del coaching in tutte le sue dimensioni.

 

La prova scientifica

In un precedente articolo accennavo a uno studio scientifico per cui più del 50% dell’efficacia della psicoterapia sarebbe dovuto alla somma di effetto placebo e alleanza terapeutica. Concludevo che questi due effetti, per logica, sono riscontrabili anche nel coaching, dove il corrispettivo di alleanza terapeutica può essere individuato nella Partnership.

Studi come questo permettono di passare da un approccio ingenuo a uno scientifico, esplorano se effettivamente i risultati che il cliente ottiene siano dovuti al coaching o ad altro.

Se più del 50% dell’efficacia del coaching è dovuta alla somma di Placebo e Partnership, dobbiamo affermare che il coaching non è specificamente efficace? Al contrario, diciamo che il coaching funziona anche soltanto grazie a questi due fattori. Esagerando un poco, dico spesso agli studenti in ansia da prestazione: “il coaching funziona nonostante il coach”.

L’effetto placebo è anche una prova del potere della nostra mente. Richard Bandler, co-fondatore della Programmazione Neuro Linguistica, racconta di aver chiesto alla Food and Drug Administration (FDA) americana di autorizzare la vendita di pillole, dichiaratamente senza alcun principio attivo, perché provatamente efficaci a causa del loro effetto placebo. Come a dire che se il 40% dei soggetti cui lo somministri guarisce, quel placebo ha una performance paragonabile a parecchi farmaci autorizzati e regolarmente in vendita. Ovviamente l’FDA non accolse la sua richiesta.

 

I principali fattori di efficacia

Oltre alla mia lista SACRA, in questi anni ho implementato diversi strumenti per misurare e sviluppare l’efficacia del coaching, uno di questi è il “Report di Sessione”.

Coach e cliente, dopo ogni sessione compilano un questionario, dove descrivono in modo strutturato, l’andamento del lavoro e i risultati raggiunti. Sperando sia utile, ne condivido volentieri alcuni dati.

Prendendo come campione 400 report del 2017, tra le qualità riportate dai clienti come decisive per l’efficacia del coaching, troviamo (dalla più frequente): ascolto, relazione, apertura, domande, consapevolezza, restituzione, fiducia, obiettivo, condivisione, non giudizio e provocazione.

Inoltre, in una scala da 1 a 5, dove il massimo è 5, l’11% dei clienti dichiara di aver percepito l’efficacia della sessione di coaching a livello 5, l’82% a livello 4 e l’8% a livello 3.

Per concludere, penso che possiamo anche chiederci “Perché il coaching funziona?” senza virgola, ma serviranno ancora parecchi studi per dare a questa domanda una risposta esaustiva.

 

  • Willem Jan Hofmans (2017) ROI: A waste of our time? – Coaching at work
  • Philips, 2007
  • McGovern, Lindemann, Vergara, Murphy, Barker & Warrenfeltz, 2001
  • Pwc (2009) ICF Global Coaching Study

Un Articolo di Pier Paolo Colasanti.